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I social ci rendono meno tolleranti agli errori?

Sempre più spesso vediamo persone correggere altre con toni secchi, senza un saluto, senza contestualizzare, come se gli errori fossero qualcosa di imperdonabile.

Viviamo in un’epoca in cui comunicare è più semplice e immediato che mai. Bastano pochi clic per condividere un pensiero, commentare un post, esprimere la nostra opinione.

Ma quanto questa facilità di accesso ci ha resi davvero più consapevoli nella comunicazione?

Sempre più spesso vediamo persone correggere altre con toni secchi, senza un saluto, senza contestualizzare, come se gli errori fossero qualcosa di imperdonabile. Sui social, l’errore altrui sembra diventare un’occasione per dimostrare di “saperne di più”, senza alcuna attenzione alla relazione con chi sta dall’altra parte dello schermo.

Ma ci siamo mai fermati a riflettere su questo comportamento? Faremmo lo stesso nella vita reale?

L’illusione della perfezione e la paura di sbagliare

I social network ci hanno abituati a una comunicazione rapida e diretta, ma anche a una visibilità continua. Ogni parola scritta diventa potenzialmente pubblica, ogni errore può essere notato, evidenziato e criticato. Questo crea un’illusione di perfezione per cui chiunque si esponga deve essere sempre impeccabile, senza possibilità di sbagliare.

Eppure, sbagliare è una parte naturale del nostro percorso di apprendimento. Gli errori ci permettono di crescere, di migliorare e di acquisire nuove competenze. Ma quando ogni sbaglio viene subito sottolineato con durezza, diventa più difficile concedersi di imparare.

C’è una sottile ma fondamentale differenza tra una critica costruttiva e un giudizio fine a se stesso. La prima aiuta a crescere, il secondo blocca e alimenta insicurezza.

Come usiamo i social? Li stiamo trasformando in uno spazio di giudizio?

Un aspetto interessante è che molti di noi, nella vita di tutti i giorni, non si comporterebbero mai come fanno online.

Immaginiamo di passeggiare per strada e sentire qualcuno che pronuncia una parola in modo errato. Quanti di noi si avvicinerebbero per correggerlo, senza nemmeno salutare? Quanti farebbero un’osservazione a uno sconosciuto con un tono secco e senza contestualizzare?

Eppure, sui social accade continuamente. Perché?

  • L’anonimato o la distanza dello schermo ci fanno sentire autorizzati a dire cose che non diremmo di persona.
  • L’immediatezza della comunicazione digitale riduce la riflessione prima di scrivere.
  • La tendenza a voler “avere ragione” porta a correggere gli altri senza empatia.

La domanda che dovremmo porci è: stiamo usando i social per comunicare in modo costruttivo o solo per evidenziare gli errori degli altri?

Il ruolo degli adulti: un esempio per le nuove generazioni

Se questo fenomeno è così diffuso, è fondamentale chiederci che esempio stiamo dando alle nuove generazioni.

I ragazzi crescono osservando il nostro modo di comunicare. Se vedono gli adulti commentare senza rispetto, criticare senza contestualizzare, evidenziare errori senza educazione, impareranno che questa è la normalità. E così si alimenta un circolo vizioso in cui la comunicazione perde di empatia e diventa uno strumento di giudizio invece che di crescita.

Come genitori, educatori e adulti, abbiamo la responsabilità di insegnare ai più giovani l’importanza della comunicazione rispettosa. Possiamo farlo con piccoli gesti quotidiani, ad esempio:

  • Dando il buon esempio. Essere gentili online è il primo passo per trasmettere questo valore.
  • Facendo riflettere sui toni e sulle parole scelte. “Come ti sentiresti se qualcuno ti scrivesse questo messaggio?”
  • Aiutando a distinguere una critica costruttiva da un commento offensivo. Insegniamo a confrontarsi in modo sano.

Come possiamo migliorare la nostra comunicazione sui social?

I social non sono il problema. Sono strumenti, e come tutti gli strumenti, il loro impatto dipende da come li utilizziamo. Possiamo scegliere di farne un luogo di confronto e crescita, oppure uno spazio di giudizio e competizione.

Ecco alcune domande da porci prima di scrivere un commento o fare un’osservazione online:

  • Saluterei questa persona se fossimo faccia a faccia?
  • Direi la stessa cosa con lo stesso tono nella vita reale?
  • Il mio commento aggiunge valore alla conversazione o è solo una critica fine a se stessa?

Conclusione

La comunicazione è la base di ogni relazione, sia online che offline. Ogni parola che scegliamo di usare può creare ponti o innalzare muri, rafforzare un legame o allontanare le persone. Sui social, dove il contatto diretto è assente, il modo in cui ci esprimiamo assume ancora più valore: un commento affrettato, un tono poco empatico o una critica non richiesta possono avere un impatto più forte di quanto immaginiamo.

Scegliere di esprimerci con rispetto e consapevolezza non è solo un segno di educazione, ma un atto di responsabilità verso noi stessi e verso gli altri. Significa contribuire a un ambiente in cui il confronto è possibile senza paura del giudizio, dove anche gli errori possono essere spunti di crescita anziché occasioni di derisione.

Alla fine, il vero cambiamento inizia da ciascuno di noi: da come decidiamo di rispondere, da quanto spazio concediamo all’ascolto e da come scegliamo di costruire le nostre relazioni, ogni giorno, con le nostre parole.

In un altro mio articolo, parlo delle strategie da attuare per sviluppare relazioni familiari positive; lo trovi qui.